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Jeremy Scott: vent’anni di carriera

Jeremy Scott: vent’anni di carriera

Jeremy Scott sta per festeggiare i vent’anni di carriera.
Per celebrare l’occasione ha organizzato una sfilata-evento, che si terrà a New York il prossimo 8 settembre.
La capsule edition presentata sarà una sorta di tributo al suo lavoro e ai suori ricordi memorabili.
Chi è Jeremy Scott? Ve ne parlo io, anche se dovreste già saperlo. Ahahah!

Questa non è la solita scialba e banale biografia.
Ce ne sono talmente tante in giro.
Niente escalation della sua vita come se fosse una scaletta.
Piuttosto un punto di vista diverso.
Parlerò sì di lui e del suo lavoro, ma attraverso una visione che potrei definire critica (forse).
Insomma meno dati banali da carta d’identità.
Bensì un’analisi del suo lavoro, che lo ha reso ad oggi una figura controcorrente e irriverente.

Jeremy Scott: la vita è troppo breve per vestirsi noiosi

Cenni biografici

Jeremy Scott nasce l’8 agosto 1975 in Missouri (Stati Uniti).
All’età di 18 anni si iscrive all’Istituto Pratt, scuola newyorkese di arte e design. Già durante gli studi inizia le prime collaborazioni.
Si trasferisce a Parigi nel 1996.
Non considerato dalle case di moda, secondo alcuni, nel 1997 apre il suo marchio omonimo “Jeremy Scott“.
Debutta con la prima collezione fatta di abiti di carta.
Da lì inizia a vincere numerosi premi e attirare l’interesse di numerosi stilisti che vogliono collaborare con lui.
È iniziata così la carriera di Jeremy Scott.

Niente è mai alla moda, niente è mai fuori moda.
Jeremy Scott

Jeremy Scott P/E 2016

Jeremy Scott e Adidas

I più esperti e accaniti ricorderanno sicuramente le collaborazioni di Jeremy Scott con Adidas.
Alcune creazioni sono diventate iconiche, altre sono state addidate come razziste.
Scott sa osare e lo fa. Lancia messaggi, senza paura di quello che le persone potranno pensare.
Forse è questo il segreto del suo successo.
Un capo per diventare iconico deve, a mio parere, rappresentare qualcosa di innovativo, creativo e significativo.
Lavorare con tale visione vuol dire rischiare di attirare anche pareri negativi.
Perchè vi dico tutto ciò?

Le calzature più chiacchierate: Adidas Wings & JS Roundhouse Mids

Jeremy Scott inizia a collaborare con Adidas nel 2002.
Nel 2008, realizza per il brand una collezione di abbigliamento e calzature. Sicuramente, quella più nota.
Le ricordate le scarpe alate? Sono diventate un’icona.
Avevano un’anima assolutamente sportiva: si ispiravano alle scarpe da basket degli anni ’80 sia nei colori sia nella forma.
Più che la calzatura in sè, quello che conta è il messaggio, anche se non tutti lo capiscono.
Adidas vi mette «le ali ai piedi».
Un messaggio di libertà assoluta. Come se un paio  di Adidas Wings potesse portarvi dove volete.
Non credo che siano diventate famose per ciò che Scott voleva comunicare.
Probabilmente sono piaciute per lo stile, anzi sicuramente.

Jeremy Scott: vent'anni di carriera
Adidas Wings (collezione 2008)

 

Un paio di mette le ali, un altro ti “mette le catene”.
Almeno così lo hanno interpretato numerose persone.  Di cosa sto parlando?
Nel 2012 Jeremy Scott disegna per Adidas un paio di calzature, ritirate ben presto dal commercio.
Comunicare un messaggio non presuppone che questo sia compreso da tutti allo stesso modo, indipendentemente da quale esso sia.

Ciò è valso anche per le JS Roundhouse Mids.
Questo modello di scarpe presentava delle catene in gomma da legare alla caviglia.
Da molti è stato visto come simbolo di razzismo in riferimento alla schiavitù.
Vi parlo di comprensione del messaggio, perchè l’intento dello stilista americano, a suo parere, era totalmente diverso.
Sappiamo che Scott è solito ispirarsi alla propria infanzia e ai cartoni animati.
Infatti, egli ha dichiarato che le  JS Roundhouse Mids  si ispirano ad un pupazzo.
Comunicare un messaggio che non sia offensivo per nessuno è realmente difficile.
Quando si supera il “confine tradizionale”, nel senso si osa in maniera esagerata, c’è sempre il rischio di offendere la sensibilità altrui.

Jeremy Scott: vent'anni di carriera
JS Roundhouse Mids (ritirate dal commercio)

Moschino: l’era di Jeremy Scott

Non so voi, ma io ho conosciuto Scott attraverso la sua prima collezione per Moschino.
Lo stilista è diventato direttore artistico del brand ad ottobre 2013.

La prima collezione di Scott per Moschino si ispirava al fast-food e ai personaggi dei cartoni animati (Spongebob, ad esempio).
Colori sgargianti, abiti divertenti e giocosi, che riflettono pienamente la società consumistica di oggi.
Sebbene lontano dal mio stile creativo, il suo lavoro mi ha ispirato particolarmente.
Scott ha preso icone americane e ci ha giocato creandone degli abiti di moda.

La moda ti deve dare felicità, altrimenti che senso ha?
Jeremy Scott

Il suo stile è puro humor. Egli va oltre il realizzare un abito che deve essere indossato.
Lui con la moda si diverte.

A/I 2014-15, Moschino

Per capire il concetto delle sue collezioni, è emblematica l’intervista rilascita dallo stilista a la Repubblica qualche anno fa.

«Seguo sempre la mia strada: non è una decisione cosciente, è che non posso farne a meno. È l’unico modo che conosco di lavorare, il solo modo di comunicare con il pubblico: con ogni collezione cerco di esprimere un concetto che sia il più forte e puro possibile, e che sarà meglio compreso dalla gente. Non è facile, significa mettersi a nudo e accettare il giudizio degli altri, ma credo che questa sia l’eredità da lasciare a chi verrà dopo di noi. Noi creativi dobbiamo esprimerci sempre al nostro meglio, rappresentare lo spirito dei tempi in cui viviamo: è quello che posso fare per chi verrà dopo di me, e non ho nessuna intenzione di smettere.»
Jeremy Scott, Intervista de “la Repubblica”

Jeremy Scott porta le barbie in passerella

Negli anni, il designer americano ci ha sempre sorpreso con le sue collezioni, di impatto immediato e forte.
Basti pensare alla sfilata di abiti total pink, eccentrici e colorati, ispirati totalmente alla bambola più famosa al mondo: Barbie.
Ricordate la canzone “Barbie girl” degli Acqua?
Nella prima strofa la cantante dice che la «vita in plastica è fantastica».
Questa bambola è un’icona.
Negli anni moltissime persone si sono ispirate a lei per il suo stile di vita, per il suo look e il suo abbigliamento.
Questa collezione è sicuramente patinata e giocosa, ma non solo.
Jeremy Scott crea un look perfetto per chi vuole sentirsi come Barbie, esaspera questo stile e lo idealizza.
Rilfette i desideri della società.

Nel corso degli anni il modello proposto da questa bambola è stato ampiamente criticato.
Proponeva, e lo fa tuttora, un modello di vita quasi irraggiungibile e artefatto.

Capsule collection, P/E 2015, Moschino

Il falò delle vanità

Looney tunes, abiti bidimensionali, look da car wash: l’estro e la creatività di Scott non hanno limiti.
Tante le collezioni di Moschino che mi hanno colpito.
Una tra queste “Il falò delle vanità“.

Vestiti bruciati e strappati, uno scenario distrutto e decadente. Mix di couture e cultura pop.
Ispirandosi al martedì grasso di Firenze del 1497, dove vennero bruciati oggetti ritenuti simbolo di vanità e voluttà,  così lo stilista dà i suoi abiti alle fiamme.

Una critica provocatoria all’industria della moda.
In un settore dove nascono nuove tendenze ogni giorno, dove le idee di oggi domani sono già vecchie, si cercano metodi di vendita più veloci e immediati (come le collezioni see it now – buy it now).
Il guadagno viene prima di tutto, a discapito di creatività e idee.
E Scott critica proprio questo.

Il falò delle vanità, A/I 2016-17, Moschino

Il designer del popolo

Un designer irriverente, fuori dagli schemi, che si diverte e lancia messaggi.
Le sue collezioni non sono mai banali, mai scontate.

Cosa ti ispira?
«Oh, ci sono così tante cose… quello che dicono i miei amici, il mio umore, il modo in cui mi vesto un giorno. Poi ovviamente la musica, l’arte, il cinema. La cosa bella è che l’ispirazione può venire da dove meno te lo aspetti, e portarti ovunque: è come una conversazione che nasce dal nulla e che ti porta a vedere le cose sotto una luce nuova.»
Jeremy Scott, Intervista de “la Repubblica”

Apprezzato per le sue idee, ha vinto numerosi premi.
Considerato “il designer del popolo”, a lui è stato dedicato anche il film-documentario “Jeremy Scott: The People’s Designer“, in cui si parla della sua vita e della sua ascesa nel fashion system.

“Jeremy Scott: The People’s Designer”, trailer

Vent’anni di lavoro, vent’anni di Jeremy Scott.
La moda ti deve dare felicità, altrimenti che senso ha?
Voi cosa ne pensate?
Domenico



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