Fare moda, nel vero senso del termine, vuol dire anche ricercare nuovi approcci al settore.
Tecnologie moderne, design innovativi… ma anche ecosostenibilità.

Moda etica e sostenibile: cos’è?

Spesso non ci rendiamo conto (o semplicemente non ci interessa) che i nostri acquisti determinano l’andamento del mercato e che lasciarci ammaliare dai prezzi convenienti e da determinati tessuti non sempre è la scelta giusta.
La moda è come Circe, pericolosa e ammaliatrice.
Non prendetemi per pazzo! Semplicemente si tratta di una similitudine per spiegare che spesso l’apparenza inganna.

Circe ammalia gli uomini di Ulisse e offre loro cibo e bevande, trasformandoli in animali.
La moda fa così con noi.
Riviste patinate e abiti suntuosi spesso (sottolineiamo che non sempre è così) nascondono un sistema fatto di pessime condizioni di lavoro, accumulo di rifiuti e inquinamento.
Di che cosa parlo? Ve lo spiego con un video del programma Rai “Nemo – Nessuno escluso”.

Per questo da anni sono nate diverse associazioni e progetti che lottano per salvaguardare lavoratori e ambiente all’interno nel sistema moda.

Cos’è la moda ecosostenibile?
Secondo Wikipedia, «la moda ecosostenibile rappresenta un nuovo approccio al design di vestiti. È una realtà basata e composta dall’etica e dalla sostenibilità. L’etica applicata alla moda si riferisce alle condizioni di lavoro e al benessere dei lavoratori. Da un punto di vista sostenibile, invece, ha lo scopo di proteggere l’ambiente. La sostenibilità si basa principalmente sull’utilizzo di materiali non dannosi per l’ambiente sia durante la produzione che nello smaltimento come la seta o la canapa.»

Sebbene da molti sia ancora considerata un sogno, negli anni numerosi stilisti, come Stella McCartney, hanno realizzato collezioni eco-friendly.
Le dichiarazioni non bastano ad assicurare che un capo sia realmente ecosostenibile.
Servono delle certificazioni, che si possono ottenere grazie ad associazioni come la Global Organic Textile Standard (o GOTS).

Certificare capi di abbigliamento eco-friendly

Cos’è il Global Organic Textile Standard?

moda ecosostenibile
Il Global Organic Textile Standard (o GOTS) è ritenuto lo standard più importante per verificare la reale produzione ecosostenibile di indumenti e tessuti.
Organizzazioni leader hanno deciso di sviluppare tale associazione per garantire al consumatore che i prodotti tessili bio siano realizzati seguendo determinati criteri ambientali e sociali (a partire dalla raccolta della fibra naturale).
Possono essere certificati: prodotti tessili, prodotti chimici per l’industria tessile e attività manifatturiere.
Il GOTS non serve solo al consumatore, ma anche al produttore per garantire che il proprio prodotto sia completamente (per tessuto, tinture, lavorazioni) ecosostenibile.

 

Le certificazioni prevedono un iter composto da 3 fasi:

  1. valutazione iniziale del prodotto e del processo produttivo (valutazione materie bio e fornitori, idoneità prodotti chimici…);
  2. ispezione in sito, per verificare conformità del prodotto, organizzazione e gestione processi di produzione e rispetto dell’ambiente e del lavoratore;
  3. emissione del certificato di idoneità (a seguito delle valutazioni e delle verifiche).

Abbiamo definito cos’è la moda ecosostenibile e come si può certificare, ma su cosa si basa la moda ecosostenibile? 

I principi fondamentali dell’eco-fashion

L’ecosostenibilità della moda non è utopia, non si basa sulle parole e sulla fiducia ma su principi ben definiti. 
Ecco quali sono:

  • condizioni di lavoro dei dipendenti: si combatte lo sfruttamento dei lavoratori (bambini in particolare), in particolare stipendi bassi e condizioni di lavoro;
  • riciclo: riduzione minima degli scarti e riutilizzo di parte di essi;
  • diritti degli animali: sostituzione delle pellicce animali, delle piume e della lana…;
  • produzione etica (a favore del lavoratore e dell’ambiente): si lotta contro la produzione veloce e continua (tipo quelle di H&M, Zara…) ha effetti negativi sull’ambiente e favorisce il lavoro sottopagato in ambienti con scarse condizioni igieniche e di sicurezza;
  • uso di prodotti usati: valutati secondo caratteristiche di sostenibilità che vanno da A (ottime) a D (scarse);
  • riduzione dell’uso di acqua per la fabbricazione di vestiti;
  • uso di stoffe ecologiche: principio seguito da numerose aziende, in particolare nell’uso del lino e della seta.

 

moda ecosostenibile

I tessuti e i materiali ecologici

Quali sono i tessuti e i materiali ecosostenibili?
Come detto in precedenza, l’ultimo principio della moda ecosostenibile prevede l’utilizzo di stoffe e materiali ecologici ed è sicuramente il più aderito dalle aziende.
Ancora oggi, seppure maggiormente utilizzati, molti conoscono ben pochi tessuti bio.
Ecco quali sono i più conosciuti ed usati:

  • canapa, la seta, la lana e  il lino sono tra i materiali ecologici più utilizzati, sono naturali e biodegradabili e non hanno bisogno di sostanze tossiche per l’estrazione e la lavorazione.
    Tali tessuti possono essere certificati da organizzazioni come la GOTS, la Fair Wear Foundation, Animal Free…;
  • il cotone è naturale, biodegradabile e viene estratto senza l’utilizzo di sostanze tossiche. Anche il cotone può essere certificato (ad esempio dalla GOTS);
  • il cashmere  (lana particolare e pregiata  formata con il pelo della capra cashmere) è naturale, biologico, biodegradabile ed è un materiale con valutazione di sostenibilità A;
  • il bambù (fibra di pura cellulosa ottenuta dalla pianta sempreverde di bambù) è adatto per la moda ecosostenibile pur essendo un tessuto artificiale, perché è biodegradabile, non contiene OGM e non vengono usate sostanze tossiche per l’estrazione e la lavorazione. Può essere certificato;
  • il Lyocell o tencel è un materiale artificiale ottenuto dalla polpa di legno degli alberi di eucalipto. Viene prodotto ecologicamente ed è al cento per cento biodegradabile (anche perché richiede un basso consumo d’acqua).

moda ecosostenibile

L’utilizzo di tali materiali permette di abbassare notevolmente i consumi d’acqua, l’emissione di anidride carbonica e di non utilizzare fertilizzanti e pesticidi.

Molti stilisti utilizzano tessuti ecosostenibili e alcuni, come Stella McCartney, hanno escluso dalle proprie collezioni anche cuoio, pellicce e derivati, per sostituirli con fibre alternative a favore dell’ambiente.
Potremmo fare diversi esempi interessanti, come quello di Levi’s impegnata nel contenere lo spreco d’acqua, riducendone l’uso o riutilizzandola.

 

Eventi e manifestazioni a favore della moda ecosostenibile

La moda ecosostenibile non è più utopia.
Negli anni sono nati numerosi eventi e associazioni che sostengono e indirizzano a considerare i temi della sostenibilità ambientale e lavorativa.
Per esempio l’Eco Fashion Week guida il settore tessile e i designer ad un’approccio più solidare e sensibilizza il consumatore al riciclo, al vintage, all’artigianato e alla moda bio.

Uno dei movimenti più importanti è sicuramente #fashionrevolution, campagna internazionale (presente oggi in 100 paesi) nata in seguito ad un tragico evento.
Infatti il 24 aprile 2013 sarà ricordato per il crollo di una fabbrica di abbigliamento a Rana Plaza in Bangladesh. Ci furono 1.133 vittime e più di 2500 feriti!
Uomini e donne, spesso bambini, hanno perso la vita per un salario misero.
Persone in fila per lavorare più di 10 ore al giorno hanno perso la vita o sono rimaste ferite.
Tutto per produrre capi a basso costo venduti qui da noi in Europa.
Nasce così nel Regno Unito la Fashion Revolution Week allo scopo di promuovere condizioni di lavoro migliore per ambiente, sicurezza e salario.
Nel 2016 durante tale evento circa 70 mila persone hanno chiesto ai brand chi facesse i loro vestiti.
Molti hanno risposto con una foto e un cartello con scritto “I made your clothes”.

La moda ecosostenibile non è un’utopia, ma una necessità e una realtà che va piano piano a consolidarsi sempre più.
Chi acquista diventa sempre più consapevole e sempre più aziende cercano di adeguarsi alle richieste del mercato.
«Il dibattito è molto attuale; molto deve essere ancora fatto per questo comparto che vede la nascita di nuove realtà orientate alla moda sostenibile e il graduale maturare di una nuova sensibilità anche fra i brand affermati».

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Ricordate: fashion is green!

 

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